Sviluppo e Progresso

Dosimetria in vivo e movimento d’organo nel trattamento 3DCRT della prostata

ABSTRACT

“Dosimetria in vivo e movimento d’organo nel trattamento 3DCRT della prostata”

di

Roberta Salvatori

L’obiettivo di un trattamento radioterapico 3DCRT è quello di somministrare una dose elevata al tumore risparmiando il più possibile gli organi e tessuti sani circostanti. Il presente lavoro si propone di indagare in pazienti sottoposti a 3DCRT per carcinoma prostatico presso l’U.O. di Radioterapia dell’ospedale Belcolle di Viterbo, l’influenza delle incertezze di set up e del movimento d’organo sulla dose effettivamente somministrata al paziente nel trattamento. La valutazione è effettuata tramite due strumenti: un metodo dosimetrico in vivo su EPID messo a punto dai fisici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (UCSC) e fornito all’U.O. di Radioterapia di P.O. Belcolle all’interno del progetto INFN di rilevanza nazionale denominato DISO, e in seconda istanza, per mezzo del confronto dell’imaging portale pre e post trattamento. Lo studio consta di due fasi: l’analisi dell’influenza delle incertezze di set up e del movimento d’organo sulla dose isocentrica e l’analisi dell’influenza delle variazioni anatomiche sulla distribuzione di dose 3D. Per entrambi gli studi sono presi in esami sei pazienti con carcinoma prostatico e evidenza di bolle d’aria in tc di centratura o nell’imaging portale. La prima fase dello studio mostra il 41% dei valori di R (rapporto tra la dose ricostruita dalla DPI durante il trattamento e la dose calcolata dal TPS) fuori tolleranza su un totale di 75 test, con maggiori discrepanze nei campi a 90° e 270°. Nella seconda fase i piani di trattamento realizzati sulla tc di centratura, sono esportati su una seconda tc effettuata dopo 4-7 giorni, simulando la situazione in cui il movimento d’organo disloca il CTV in posizione diversa da quella ottenuta nella tc di centratura; tale studio dimostra che non ci sono variazioni significative della dose al CTV e che solo in un caso, nel piano di trattamento Webb, la dose minima scende al di sotto del 95%. In conclusione si può affermare che la dosimetria in vivo con EPID realizzata nel corso del trattamento 3DCRT del carcinoma prostatico si conferma un utile strumento per evidenziare variazioni  che possono insorgere nel corso del trattamento radioterapico. La distribuzione di dose 3D  risulta inadeguata in presenza di sacche di gas intestinali  in 1 su 12 PdT analizzati (cioè l’8% dei casi osservati), confermando i risultati ottenuti in analoghi studi riportati in letteratura.  Ciò testimonia inoltre che i margini adottati per l’espansione del CTV nel PTV nella 3DCRT  del carcinoma prostatico presso l’U.O. di Radioterapia di Belcolle sono adeguati all’accuratezza richiesta nella somministrazione della dose giornaliera. Si rende necessario un incremento del numero di pazienti osservati  per poter generalizzare le conclusioni, per definire strategie per minimizzare il rischio di sottodosaggio al target, specie in classi di pazienti  maggiormente a rischio di movimento d’organo.

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